Posted on: Settembre 10, 2026 Posted by: Andrea Gobbin Comments: 0

Alla New York Fashion Week, Tommy Hilfiger trasforma uno degli indirizzi più iconici di Manhattan nel manifesto della Spring 2027. Gigi Hadid apre la passerella, Romeo Beckham la chiude: tra heritage americano, cultura newyorkese e una nuova idea di prep.

Ci sono luoghi che fanno da sfondo alla moda e altri che finiscono inevitabilmente per diventarne parte. The Plaza Hotel di New York appartiene alla seconda categoria.

Per presentare la collezione Tommy Hilfiger Spring 2027, il designer americano sceglie uno degli indirizzi simbolo di Manhattan e, soprattutto, un luogo che appartiene alla propria storia personale. Hilfiger ha infatti vissuto al Plaza con la sua famiglia: tornare qui per la New York Fashion Week significa quindi costruire qualcosa di più di una passerella. È un ritorno alle origini, ma osservato attraverso il presente.

Il risultato si chiama “Plaza Prep”: un incontro tra l’eleganza uptown e quella disinvoltura downtown che da decenni alimenta l’immaginario di New York. Due anime apparentemente distanti che, per una sera, attraversano le stesse porte girevoli del Plaza.

Quarant’anni di Tommy Hilfiger riletti al presente

Per la Spring 2027, Tommy Hilfiger guarda a quattro decenni del proprio archivio senza trasformarli in un esercizio nostalgico.

Il punto di partenza rimane quel Classic American Cool che ha costruito l’identità della maison: sicurezza, ottimismo, sportswear americano e una naturale capacità di prendere codici conosciuti e modificarne l’attitudine.

Il guardaroba prep viene così smontato e ricostruito attraverso nuove proporzioni, materiali e dettagli. È proprio qui che la collezione trova la sua forza: non nell’abbandonare i classici, ma nel dimostrare quanto possano essere contemporanei quando cambia il modo di indossarli.

Rugby dress color-block, camicie Oxford con righe Ithaca, tartan tradizionali applicati a blazer e giacche Ivy entrano in dialogo con polo che passano da silhouette aderenti a volumi oversize.

I chino diventano hot shorts a vita alta oppure assumono costruzioni che richiamano il denim; la Tommy Flag perde la sua perfezione grafica e compare con un effetto washed su suede superfine e silk-cashmere, arrivando anche sulle grandi tote bag.

È il prep, sì. Ma liberato dall’idea di uniforme.

Rosso, bianco e blu. Ma non soltanto

Anche il colore parte dai codici storici del brand.

Il celebre rosso, bianco e blu Tommy Hilfiger rimane riconoscibile, ma la Spring 2027 ne modifica il ritmo introducendo tonalità più accese di giallo e verde. La palette diventa così meno prevedibile, più giovane e soprattutto più adatta a raccontare quella contaminazione tra heritage e strada che attraversa l’intera collezione.

Gli accessori partecipano allo stesso gioco di rilettura. Ai look si affiancano skate sneaker bicolore dalle forme arrotondate ispirate agli anni Novanta, boat shoes, penny loafer e persino una pool slide trasformata attraverso la pelle.

Nessuna rottura teatrale con il passato. Piuttosto, una sua progressiva messa a fuoco.

Gigi Hadid apre Tommy Hilfiger, Romeo Beckham chiude lo show

A incarnare per prima questa nuova idea di American prep è Gigi Hadid, scelta per aprire la sfilata.

La chiusura viene invece affidata a Romeo Beckham, che porta sull’ultimo look quella naturale nonchalance necessaria a rendere meno rigido e più contemporaneo il codice preppy.

Tra i due momenti, la passerella costruisce un’immagine volutamente eterogenea di New York. Il casting, curato da Michelle Lee, nasce infatti con l’idea di riunire sotto il tetto del Plaza personalità e stili differenti, quasi fossero incontri casuali tra Central Park, SoHo e Greenwich Village.

È una scelta che racconta bene la direzione intrapresa dal marchio: Tommy Hilfiger non prova a definire un solo modo di essere americano, ma utilizza la moda per raccontarne molti contemporaneamente.

Da Kate Moss a JISOO: il front row diventa parte del racconto

Anche il front row segue la stessa logica.

Nel Palm Court e nella Terrace Room del Plaza si riunisce la cosiddetta Tommy family, costruita attorno al mondo F.A.M.E.S. — Fashion, Art, Music, Entertainment e Sport.

Tra gli ospiti figurano Kate Moss, Camila Cabello, JISOO, Hyoeyeon Kim, Yuri Kwon, Sooyoung Choi, Yosh Yu, Patrick Schwarzenegger, Arón Piper e Carmelo Anthony, insieme ai giocatori di basket Josh Hart, Karl-Anthony Towns e Miles McBride.

Non è soltanto celebrity placement. La presenza simultanea di moda, musica, cinema e sport riflette una strategia che Tommy Hilfiger porta avanti da tempo: collocare il brand nel punto in cui fashion e cultura popolare smettono di essere universi separati.

Anche la musica entra fisicamente nello show. Matt Jones e la Matt Jones Orchestra accompagnano la passerella muovendosi tra classici e sonorità contemporanee, mentre il finale cambia registro con la performance a sorpresa di Slayyyter, vestita interamente Tommy Hilfiger.

The Plaza, più di una location

Ma è impossibile leggere completamente questa collezione separandola dal luogo che la ospita.

Il Plaza rappresenta stile, cultura e una certa idea quasi cinematografica di New York. Per Tommy Hilfiger possiede però anche una dimensione privata: è stato casa.

Ed è proprio questa sovrapposizione tra memoria personale e immaginario collettivo a dare allo show una profondità particolare.

Quarant’anni di archivio entrano in uno degli edifici più riconoscibili della città per uscirne trasformati. L’uptown incontra il downtown, il collegiate prep perde parte della propria rigidità, lo sportswear dialoga con materiali più sofisticati e l’heritage diventa materia da manipolare invece che qualcosa da conservare sotto vetro.

La Tommy Hilfiger Spring 2027 racconta così una moda americana che non sente la necessità di rinnegare i propri simboli per apparire nuova.

Li prende, li sposta, cambia le proporzioni e lascia che sia New York a fare il resto.

Perché forse il messaggio più interessante di Plaza Prep è proprio questo: i classici diventano davvero contemporanei non quando smettiamo di riconoscerli, ma quando ricominciamo a guardarli in modo diverso.

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