Posted on: Settembre 10, 2026 Posted by: Redazione Comments: 0

Non sempre ereditare una grande storia significa sapere immediatamente quale strada percorrere. A volte significa, prima di tutto, trovare il coraggio di rallentare. Ferragamo porta a Venezia “Un Passo alla Volta”, un cortometraggio con Martina Ferragamo che attraversa memoria, cinema e identità per raccontare qualcosa di profondamente contemporaneo: la libertà di trasformare ciò che abbiamo ricevuto in una direzione personale.

Ci sono cognomi che raccontano una storia prima ancora che qualcuno pronunci il proprio nome. Ferragamo è uno di questi. Un nome legato all’eccellenza italiana, alla moda, all’artigianalità e a quell’incontro quasi naturale tra creatività e cinema che attraversa da quasi un secolo l’immaginario della Maison. Ma cosa significa nascere dentro una storia così importante? E soprattutto: come si impara ad abitarla senza lasciare che sia il passato a decidere completamente il futuro? È da questa domanda che prende forma “Un Passo alla Volta”, il cortometraggio scritto da Martina Ferragamo e Simone Coppo, diretto da Coppo e prodotto da Image Hunters, presentato il 9 settembre al Teatro La Fenice di Venezia nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Nel cast, accanto a Martina Ferragamo, Margherita Buy, Francesco Colella e Francesco Centorame.

QUANDO UN’EREDITÀ NON È UN PUNTO D’ARRIVO

Il titolo contiene già la chiave del racconto.

Un passo alla volta.

Parole semplici che, in un presente dominato dalla velocità, assumono quasi il valore di una dichiarazione d’intenti. Il cortometraggio parte infatti da un interrogativo universale: come trovare la propria strada quando tutto sembra correre e quando, soprattutto, il passato sembra avere già tracciato la direzione?

Ferragamo sceglie di rispondere non attraverso la celebrazione nostalgica della propria storia, ma attraverso un racconto intimo. L’eredità smette così di essere qualcosa da custodire passivamente e diventa materia viva: qualcosa con cui confrontarsi, da comprendere e infine trasformare. Il film parla del valore dell’inizio, dell’ascolto e soprattutto del tempo necessario per fare propria una storia ricevuta. Ed è forse proprio qui che “Un Passo alla Volta” trova la sua dimensione più interessante: nel ricordarci che continuare una storia non significa necessariamente ripeterla. Significa trovare il proprio modo di portarla avanti.

MARTINA FERRAGAMO TRA REALTÀ E CINEMA

Al centro del cortometraggio c’è Martina Ferragamo, chiamata a interpretare sul set Wanda Ferragamo.Non semplicemente un personaggio.

Sua nonna.

La finzione cinematografica incontra così la biografia personale e il peso di un cognome diventa parte stessa della narrazione. Martina entra sul set accompagnata dalle aspettative, dalla volontà di essere all’altezza e dalla ricerca del proprio posto in un ambiente in cui tutto sembra muoversi troppo velocemente. Poi qualcosa cambia. Un paio di scarpe appartenute simbolicamente a Wanda, un passo, un blackout. Il tempo si spezza.

Martina si ritrova nel 1927, sul set di “The King of Kings” di Cecil B. DeMille, dove incontra un giovane Salvatore Ferragamo. Il dialogo tra i due è essenziale, quasi sospeso: «Il tempo siamo noi. Un passo alla volta». Non serve molto altro. Perché il viaggio nel passato non diventa una fuga nostalgica, ma il passaggio necessario per tornare al presente con uno sguardo differente. Martina non corre più. Cammina. Ed è in questa trasformazione apparentemente minima che il film costruisce il suo messaggio più potente.

SALVATORE E WANDA FERRAGAMO: LA STORIA COME MATERIA VIVA

Nel racconto riaffiora inevitabilmente il rapporto tra Salvatore Ferragamo e Hollywood, insieme alla figura di Wanda Miletti Ferragamo, due presenze fondamentali nella storia della Maison e dell’eccellenza italiana. Eppure il cortometraggio evita di trasformarli semplicemente in monumenti del passato. La memoria serve a parlare del presente. Famiglia, talento, aspettative, responsabilità, tempo: sono elementi che appartengono alla storia Ferragamo, ma anche questioni universali. Prima o poi, ciascuno si trova a fare i conti con ciò che ha ricevuto e con la domanda forse più complessa: cosa voglio farne io? È qui che heritage e contemporaneità riescono realmente a incontrarsi. Non nella replica del passato, ma nella capacità di proiettarlo in avanti.

FERRAGAMO E IL CINEMA, UN DIALOGO CHE CONTINUA

La scelta di Venezia acquista così un significato ulteriore. Per una Maison la cui storia incrocia profondamente quella del cinema, presentare “Un Passo alla Volta” durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica significa riportare quel dialogo alle sue origini e, contemporaneamente, immaginarne una nuova evoluzione. Dopo la proiezione, Giovanni Canova, critico cinematografico e professore di Storia del Cinema e Filmografia, ha moderato un incontro con il cast, seguito da un cocktail dinatoire nel foyer del Teatro La Fenice. Alla première erano presenti, insieme al cast e al regista, anche Greta Scarano, Anna Foglietta, Noemi Brando, Irene Maiorino e Anna Valle.

SUL RED CARPET, IL VOCABOLARIO FERRAGAMO

Naturalmente Venezia è anche immagine. E per la serata il guardaroba Ferragamo ha costruito un racconto fatto di sartorialità, materia e contrasti.

Greta Scarano ha scelto una giacca in maglia leggera blu navy con pantaloni ampi e fusciacca con frange, completando il look con décolleté in vernice dal tacco scultoreo. Anna Foglietta ha indossato invece un top oro in seta laminata con pantaloni sartoriali, slingback e Soft bag, mentre Noemi Brando ha optato per un abito midi in seta stampata e drappeggiata.

Rosso e nero definiscono il look di Irene Maiorino, con cardigan in lana e cashmere e gonna in vernice; Anna Valle interpreta invece una sartorialità più rigorosa attraverso una giacca oversize in lana e mohair, pantaloni ampi e una fusciacca con frange. Non semplice dressing da première, quindi, ma un’estensione visiva del linguaggio della Maison.

IL LUSSO DI POTER SCEGLIERE IL PROPRIO TEMPO

Forse la parte più contemporanea di “Un Passo alla Volta” non riguarda però né la moda né il cinema. Riguarda il tempo. Viviamo in una cultura che ci chiede continuamente di anticipare il passo successivo: arrivare prima, decidere prima, diventare prima qualcosa. Ferragamo sceglie invece di raccontare il valore opposto. Quello della presenza. Nel finale Martina smette di correre, ascolta e sente. E quando le viene chiesto, attraverso la scena che sta interpretando, come sia possibile andare avanti dopo una perdita tanto grande, la risposta torna inevitabilmente al principio:

«Un passo alla volta».

Ed è difficile immaginare una sintesi migliore. Perché ricevere un’eredità non significa vivere guardando indietro. Significa conoscere ciò che è stato abbastanza profondamente da potersi concedere la libertà di scegliere ciò che sarà. Un passo alla volta. Ma finalmente nella propria direzione.

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