Roma con la mamma. Lisbona con la sorella. Vienna con la nonna. New York con la migliore amica. Seychelles con la donna che ami. Tokyo con tua figlia. Sei destinazioni per raccontare altrettanti legami. Perché il vero privilegio, oggi, non è andare lontano. È avere qualcuno con cui valga la pena partire.
Il nuovo lusso? Avere tempo per qualcuno.
Abbiamo imparato a viaggiare velocemente. A scegliere una destinazione, prenotare un volo, individuare l’hotel giusto e salvare sul telefono ristoranti, indirizzi e luoghi da fotografare. Sappiamo quasi sempre dove vogliamo andare. Forse dovremmo tornare a chiederci con chi. Perché esiste un altro modo di intendere il viaggio, più intimo e decisamente più prezioso. Non parte dalla destinazione, ma dalla persona che occuperà il posto accanto al nostro. Ci sono donne che attraversano la nostra vita in modi profondamente differenti. Alcune ci hanno insegnato a camminare, altre sono cresciute accanto a noi. Alcune custodiscono la nostra storia, altre conoscono perfettamente il nostro presente. E poi c’è chi rappresenta l’amore e chi, invece, il futuro. DRESS_CODE ha immaginato sei partenze. Non una classifica delle mete più belle del mondo, ma una geografia sentimentale contemporanea. Sei donne. Sei luoghi. Sei viaggi da vivere almeno una volta.
MAMMA: Roma — La bellezza delle radici

Per una volta, sei tu a prenderti cura di lei. Roma non ha bisogno di essere scoperta. Ha bisogno di essere vissuta. E con una madre assume un significato completamente diverso.
C’è qualcosa di profondamente cinematografico nel portarla in una città che parla continuamente di tempo, memoria e bellezza. Una camera in un piccolo hotel nel centro storico, la colazione senza fretta, una passeggiata tra Via Margutta e Piazza di Spagna quando Roma non si è ancora completamente svegliata. Poi un museo, un pranzo che dura più del previsto, qualche boutique, un aperitivo su una terrazza mentre la città comincia a tingersi d’oro. Da bambini sono le nostre madri a portarci nel mondo. Decidono dove andare, preparano ciò che serve, controllano che non manchi nulla. Poi cresci. E un giorno puoi essere tu a dire: “Questa volta ho organizzato tutto io.”
Forse è proprio questo il senso del viaggio. Non restituire ciò che una madre ha fatto — sarebbe impossibile — ma regalarle qualcosa che crescendo diventa sempre più raro: il nostro tempo.
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Una cena su una terrazza romana, vestiti bene senza un motivo particolare. Una fotografia insieme. E il telefono che, dopo quello scatto, può finalmente rimanere sul tavolo.

SORELLA: Lisbona — Complicità senza filtri

Per ricordarsi che prima delle vite adulte c’eravate voi.
Una sorella conosce una versione di noi che gli altri non incontreranno mai. Quella precedente alle carriere, alle relazioni, ai ruoli sociali e alle immagini che abbiamo costruito crescendo. Per questo Lisbona. Una città luminosa, irregolare, spontanea. Da attraversare senza trasformare ogni ora in un appuntamento.
Alfama, i tram gialli, le facciate ricoperte di azulejos, un bicchiere di vino su un miradouro e quella luce atlantica che a fine giornata sembra trasformare ogni cosa. Con una sorella si può discutere alle undici per una sciocchezza, non parlarsi per mezz’ora e alle dodici ridere della stessa cosa. Non serve perfezione. Serve quella libertà che esiste soltanto con chi conosce da dove veniamo.
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Perdersi volontariamente tra le strade di Alfama e scegliere il posto per la cena soltanto quando arriva la sera.

NONNA: Vienna — Il viaggio della memoria

Falle le domande che hai sempre rimandato.
Vienna invita naturalmente a rallentare. Forse per questo è la città perfetta da attraversare con una nonna. Palazzi imperiali, caffè storici, musica, giardini e quella compostezza mitteleuropea che sembra appartenere a un’altra epoca. Ma il vero itinerario potrebbe non comparire su nessuna guida. Sedersi in un caffè viennese e chiederle come fosse avere vent’anni ai suoi tempi. Chi è stato il suo primo amore. Quale vestito ricorda ancora. Quale sogno non ha realizzato. Dove sarebbe voluta andare. Ascoltare. Soprattutto ascoltare. Perché crescendo comprendiamo una cosa che da giovani ignoriamo: le persone che amiamo sono anche archivi viventi della nostra storia. E alcune domande non dovrebbero essere rimandate troppo a lungo.
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Una fetta di Sachertorte, due caffè e nessun telefono sul tavolo. Il lusso assoluto di una conversazione che non ha fretta di finire.

MIGLIORE AMICA: New York — We own the night

Per quelle amicizie che conoscono sia i tuoi successi sia i tuoi disastri.
Ci sono amicizie che non hanno bisogno di spiegazioni. Hanno bisogno di un biglietto aereo. New York è la destinazione perfetta per quel tipo di rapporto che sopravvive alle relazioni sbagliate, ai cambiamenti, alle telefonate nel cuore della notte e ai messaggi che iniziano con “devo raccontarti una cosa”. Manhattan diventa un gigantesco playground. Shopping e ricerca a SoHo. Downtown nel pomeriggio. Brooklyn al tramonto. Un cambio veloce in hotel e poi Manhattan di notte. Cocktail, musica, taxi fermati al volo e quella sensazione tipicamente newyorkese che qualcosa possa ancora succedere. La migliore amica è probabilmente una delle poche persone davanti alle quali possiamo permetterci di non avere alcuna versione da interpretare. New York fa il resto.
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Un rooftop sopra Manhattan. Due cocktail. La città sotto. E quella conversazione che inevitabilmente comincia con: “Ti ricordi quando…?”

FIDANZATA: Seychelles — The luxury of disappearing

Quando il vero lusso è non avere bisogno di nient’altro.
Per l’amore scegliamo una destinazione in cui sottrarre. Rumore. Traffico. Agenda. Riunioni. Notifiche. Le Seychelles sono il contrario della sovraesposizione contemporanea. Oceano Indiano, granito, vegetazione tropicale, ville immerse nella natura e spiagge sulle quali la presenza umana sembra quasi un dettaglio.Qui il viaggio diventa una domanda sorprendentemente semplice: come stiamo quando non abbiamo nulla che ci distragga da noi?
Una giornata in barca. Un bagno quando la spiaggia è ancora vuota. Una cena a piedi nudi. Una mattina senza sveglia. Nessun bisogno di dimostrare qualcosa. Perché forse una delle forme più sofisticate dell’amore è proprio questa: riuscire a stare bene insieme anche quando non succede niente.
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Tramonto sull’Oceano Indiano. Il telefono resta in camera. Alcuni momenti sono troppo belli per essere trasformati immediatamente in contenuto.

FIGLIA: Tokyo — Il futuro visto attraverso i suoi occhi

Mostrale quanto è grande il mondo. Poi lascia che sia lei a mostrartelo di nuovo.
Tokyo sembra provenire dal futuro e, contemporaneamente, custodire il passato con una precisione quasi commovente. Per questo la scegliamo per il viaggio con una figlia. Shibuya e le sue migliaia di persone. Harajuku e la moda. I piccoli ristoranti. I treni perfetti. La tecnologia. Poi improvvisamente un tempio, il silenzio, un giardino. Portare una figlia dall’altra parte del mondo significa farle capire che la realtà nella quale è cresciuta è soltanto una delle infinite possibilità. Che esistono altre culture, altri codici, altre idee di bellezza. Ma durante il viaggio accade qualcosa di inaspettato. Mentre provi a mostrarle il mondo, inizi a guardarlo attraverso i suoi occhi. E ciò che per un adulto potrebbe essere semplicemente una strada, una metropolitana o un piatto diventa nuovamente una scoperta. Forse è questo il regalo più grande che i figli fanno agli adulti: restituire meraviglia alle cose che avevamo smesso di guardare.
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Una giornata senza programma decisa interamente da lei. Tu hai scelto Tokyo. Per ventiquattro ore sarà lei a scegliere il viaggio.

THE REAL DESTINATION: Ciò che rimane quando torniamo
Roma. Lisbona. Vienna. New York. Seychelles. Tokyo. Sei luoghi diversissimi. Eppure potremmo sostituirli con altre sei destinazioni e il senso di queste pagine rimarrebbe quasi identico. Perché non è davvero una storia sui luoghi da vedere prima di morire. È una storia sulle persone da vivere mentre ci sono. Viviamo in un’epoca ossessionata dall’idea di accumulare esperienze. Contiamo i Paesi visitati, fotografiamo camere d’hotel, tramonti e tavole perfettamente apparecchiate. Ma raramente ci chiediamo quale sarà il dettaglio che ricorderemo davvero tra vent’anni. Probabilmente non sarà il numero della camera. Non sarà il volo. Forse nemmeno il monumento davanti al quale abbiamo scattato cinquanta fotografie. Sarà nostra madre che ride a Roma. Nostra sorella che si perde con noi a Lisbona. La voce di nostra nonna in un caffè di Vienna. Una notte newyorkese con l’amica che conosce ogni nostra versione. Un tramonto alle Seychelles accanto alla persona che abbiamo scelto. O gli occhi di nostra figlia davanti alle luci di Tokyo. Perché possiamo attraversare il mondo intero.
Ma, alla fine, la destinazione più importante rimane sempre qualcuno.
