Alla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, 38 creazioni d’archivio della Maison dialogano con 26 dipinti dell’artista polacca. Un incontro tra Haute Couture e pittura contemporanea che trasforma la femminilità in un territorio di libertà espressiva. La bellezza non è una forma immutabile, ma un linguaggio capace di attraversare epoche, identità e visioni. È da questa consapevolezza che prende forma AURA. Valentino Garavani – Ewa Juszkiewicz, la nuova esposizione presentata dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti negli spazi di PM23, a Piazza Mignanelli, nel cuore di Roma.
Dal 18 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027, la terza mostra ospitata dalla Fondazione costruisce un dialogo tra due universi creativi apparentemente distanti, ma accomunati da una profonda riflessione sulla rappresentazione femminile: quello di Valentino Garavani, maestro dell’Haute Couture italiana, e quello di Ewa Juszkiewicz, artista polacca che ha trasformato il ritratto tradizionale in uno strumento di rilettura dell’identità. Non una semplice esposizione di moda accostata all’arte, ma un’indagine sul potere della metamorfosi, sulla capacità della materia di generare significati e sulla possibilità di sottrarre la bellezza alle definizioni convenzionali.
Valentino Garavani: l’Haute Couture come espressione dell’identità femminile
Nell’universo creativo di Valentino Garavani, l’abito non è mai stato soltanto un esercizio di eleganza. È architettura del corpo, costruzione di una presenza, interpretazione di una femminilità che trova nella raffinatezza una delle sue forme più potenti. Le 38 creazioni provenienti dall’archivio della Maison Valentino raccontano questa visione attraverso un patrimonio di silhouette, drappeggi, ricami e sperimentazioni cromatiche che hanno contribuito a definire l’estetica dell’alta moda internazionale. La selezione attraversa differenti stagioni della produzione del couturier, restituendo la ricchezza di un vocabolario stilistico nel quale il colore diventa espressione, il tessuto acquista movimento e l’ornamento supera la propria funzione decorativa. Tra le creazioni esposte emerge un abito della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2007-2008, realizzato in satin duchesse rosso Valentino. La silhouette a sirena, lo strascico e la scollatura drappeggiata culminano in un grande fiocco, trasformando il tessuto in un elemento dalla forte presenza scultorea. È proprio questa creazione a stabilire uno dei collegamenti più significativi dell’intero progetto espositivo. Accanto al rosso emblematico della Maison, il percorso restituisce una tavolozza complessa: velluti neri, sete fucsia, jacquard floreali, taffetas dalle tonalità intense e superfici impreziosite da ricami elaborati. Un repertorio nel quale la femminilità non coincide con un modello unico, ma si manifesta attraverso molteplici possibilità di espressione.
Ewa Juszkiewicz: quando il ritratto femminile diventa metamorfosi

Se Valentino costruisce la propria visione attraverso l’abito, Ewa Juszkiewicz interviene su uno degli elementi più riconoscibili dell’identità umana: il volto. Nata a Danzica nel 1984, l’artista polacca ha sviluppato una ricerca pittorica che rilegge la tradizione europea del ritratto femminile, mettendo in discussione i codici estetici attraverso i quali la donna è stata rappresentata nei secoli.
Le sue protagoniste sembrano inizialmente appartenere alla grande pittura storica. Indossano abiti sontuosi, assumono pose eleganti e abitano atmosfere che evocano i maestri del passato. Ma un elemento interrompe la familiarità dell’immagine: i volti scompaiono, sostituiti da complesse architetture di capelli, tessuti, fiori, frutti e forme organiche. Il risultato è una pittura che conserva la raffinatezza tecnica della tradizione, introducendo una componente surrealista e profondamente contemporanea. L’assenza del volto non cancella l’identità della figura. Al contrario, ne moltiplica le possibili interpretazioni, sottraendola agli stereotipi della rappresentazione convenzionale.
Nelle 26 opere riunite per AURA, questa tensione emerge attraverso dipinti che dialogano con la storia dell’arte europea. Da Girl in Blue (after Johannes Cornelisz Verspronck) del 2013 a Portrait in Venetian Red (after Élisabeth-Louise Vigée Le Brun) del 2024, fino a Lady with a Mirror (after Élisabeth Vigée Le Brun) del 2026, Juszkiewicz rielabora riferimenti storici per costruire un immaginario nel quale la bellezza non è più un ideale da rispettare, ma un concetto da interrogare. La sua ricerca ha raggiunto importanti istituzioni internazionali, tra cui il Brooklyn Museum di New York, il Musée d’Art Moderne de Paris e il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, consolidando il suo ruolo nel panorama dell’arte contemporanea.
Portrait in Valentino Red: il rosso Valentino diventa pittura

Il cuore simbolico dell’esposizione è rappresentato da Portrait in Valentino Red, il dipinto realizzato appositamente da Ewa Juszkiewicz per AURA e presentato qui per la prima volta. L’opera, un olio su tela del 2026 di 250 × 160 centimetri, nasce dall’interpretazione dell’abito rosso della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2007-2008 di Valentino Garavani. Il tessuto diventa protagonista di una trasformazione visiva: una composizione rossa, articolata e avvolgente, sostituisce il volto femminile, evocando contemporaneamente una rosa, un fiocco e una forma naturale in espansione. Un motivo a foglia di palma arricchisce questa costruzione, amplificando il rapporto tra ornamento, natura e corpo. Il rosso Valentino perde così la propria dimensione esclusivamente sartoriale per diventare materia pittorica, simbolo e linguaggio. È in questo passaggio che il dialogo tra i due artisti raggiunge la sua espressione più intensa: l’abito non viene semplicemente rappresentato sulla tela, ma reinterpretato attraverso una nuova grammatica visiva. La couture diventa pittura. La pittura assume una qualità scultorea. E il concetto stesso di ritratto si apre a una diversa idea di presenza femminile.
Moda e arte contemporanea: due linguaggi, una nuova idea di bellezza



Il valore culturale di AURA risiede soprattutto nella capacità di mettere in relazione due differenti modalità di rappresentare la donna. Da un lato, Valentino Garavani ha costruito un universo estetico nel quale l’eleganza si traduce in presenza, sicurezza e valorizzazione della silhouette. Dall’altro, Ewa Juszkiewicz mette in discussione i meccanismi attraverso cui quella stessa immagine femminile è stata storicamente definita. Non si tratta di visioni contrapposte. Entrambe riconoscono alla trasformazione una funzione creativa fondamentale. Nell’Haute Couture, il tessuto modifica il corpo attraverso volumi, proporzioni e movimento. Nella pittura di Juszkiewicz, la materia altera la percezione del volto e libera il soggetto da un’identità immediatamente riconoscibile. In entrambi i casi, l’ornamento non è un dettaglio secondario, ma un elemento capace di generare significato. Fiocchi, fiori, drappeggi e intrecci diventano così punti di contatto tra due linguaggi autonomi, dando vita a una riflessione più ampia sulla relazione tra immagine, identità e rappresentazione. La mostra suggerisce una lettura della bellezza come esperienza dinamica: non qualcosa da contemplare passivamente, ma una costruzione culturale capace di evolversi.
Giancarlo Giammetti e la visione culturale della Fondazione

Con AURA, la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti prosegue il proprio percorso di valorizzazione del patrimonio creativo della Maison attraverso il confronto con altre discipline artistiche. Il progetto rafforza il ruolo di PM23 come luogo di dialogo tra moda, arte e cultura, trasformando l’eredità dell’Haute Couture in un punto di partenza per nuove interpretazioni. Giancarlo Giammetti sottolinea come la mostra nasca dal desiderio di esplorare la capacità dell’arte e della moda di modificare la percezione della bellezza, individuando nella materia, nel colore e nella metamorfosi strumenti per superare le convenzioni. Una visione che restituisce alla bellezza una funzione culturale, legata non soltanto all’estetica, ma anche all’immaginazione e al cambiamento. Anche Juszkiewicz riconosce nella visione di Valentino un equilibrio tra delicatezza e forza, individuando nella presenza sicura della donna uno degli aspetti più significativi del suo universo creativo. È proprio questo equilibrio a conferire alla mostra una dimensione che supera la celebrazione del passato.
AURA a Roma: il patrimonio della couture incontra il futuro dell’arte
In un momento storico nel quale il rapporto tra moda e arte contemporanea assume un ruolo sempre più centrale nella costruzione dell’identità culturale delle grandi Maison, AURA propone un approccio che privilegia la profondità del dialogo artistico. Le creazioni di Valentino Garavani non vengono presentate esclusivamente come testimonianze di un’estetica che ha segnato la storia della moda, ma come opere capaci di continuare a generare nuove letture. Allo stesso modo, i dipinti di Ewa Juszkiewicz non si limitano a reinterpretare il passato: ne mettono in discussione i codici, restituendo alla figura femminile una complessità che sfugge alle definizioni prestabilite. Il risultato è un racconto nel quale tradizione e contemporaneità non si escludono, ma si alimentano reciprocamente.
AURA ci ricorda che la bellezza più interessante non è necessariamente quella che riconosciamo, ma quella che riesce a trasformare il nostro modo di guardare. Ed è forse proprio in questa capacità di reinventarsi, senza perdere la propria identità, che risiede l’eredità più autentica dell’Haute Couture.
