Posted on: Gennaio 27, 2026 Posted by: Andrea Gobbin Comments: 0

“I saw the beauty at once / Then gone, flown away.”

Come un haiku sussurrato e subito svanito, la Haute Couture Primavera-Estate 2026 di Chanel si apre e si chiude in un istante sospeso, fragile e potente insieme. Un battito d’ali. Un’apparizione. Poi, il silenzio.

Con questa collezione, Matthieu Blazy firma il suo debutto Haute Couture per la Maison e sceglie di andare dritto al cuore di Chanel: non l’ornamento fine a sé stesso, ma l’anima. Non la costruzione come esercizio tecnico, ma l’abito come estensione intima di chi lo indossa. La couture, qui, non veste un corpo soltanto: racconta una storia, personale e irripetibile.

Blazy si interroga su cosa renda Chanel, Chanel. E nel farlo spoglia la Maison fino alla sua essenza più pura. La risposta non è un simbolo, ma un dialogo: quello profondo e quasi invisibile tra chi crea e chi vive l’abito. La donna Chanel emerge così nella sua individualità, celebrata attraverso leggerezza, movimento e libertà di espressione chanel_spring-summer-2026-haute….

La scena è poetica e rarefatta, costruita come un paesaggio mentale: una natura stilizzata, un tempo sospeso, un bosco incantato popolato da funghi monumentali e salici ondeggianti. Un luogo che non è reale, ma emotivo. È qui che la couture diventa racconto.

Ad aprire lo show è il tailleur Chanel, ridotto all’essenziale, quasi smaterializzato. Le giacche e le gonne sembrano ricordi più che oggetti, costruite in trasparenze di mousseline di seta dai toni teneri e impalpabili. Dentro e fuori gli abiti affiorano frammenti di vita: una lettera d’amore ricamata, una boccetta di N°5, un rossetto rosso. Piccoli feticci emotivi che scivolano nelle tasche, si nascondono nelle fodere, pendono dalla catena iconica o emergono come palinsesti all’interno della borsa simbolo. L’interiorità diventa visibile, l’intimo si fa dichiarazione.

Ed è proprio in questo processo che avviene la metamorfosi.

Le donne di Chanel iniziano a trasformarsi in uccelli. Non in modo letterale, ma evocativo. Una moltitudine di volatili prende forma attraverso il savoir-faire estremo degli atelier flou e tailleur, in dialogo con gli artigiani di le19M. Il piumaggio non è quasi mai reale, ma suggerito: nei ricami, nelle pieghe, nelle sovrapposizioni, nelle trame tessute con pazienza millimetrica.

Dal nero profondo dei corvi – dove il taglio sartoriale diventa gesto assoluto – alle esplosioni cromatiche che ricordano cuculi, spatole rosa, aironi lineari e cacatua crestati. Ogni look è una creatura distinta, con una propria postura, un proprio carattere, una propria idea di libertà.

Come stormi improvvisi, gli uccelli si radunano attorno ai funghi giganti del bosco incantato, per poi scomparire. Volano via. Non per fuggire, ma per affermare la loro natura.

In questa collezione, l’uccello è simbolo di libertà, ma anche semplice presenza viva. La natura non viene trasformata, bensì celebrata. Gli archetipi Chanel – il tailleur, la catena, la leggerezza, la costruzione invisibile – restano saldamente ancorati alla realtà, mentre tutto intorno si muove in una dimensione onirica.

Per un attimo soltanto, la Haute Couture si ferma. Respira. Emozionа.
Poi, come la bellezza vera, svanisce.

Flown away.

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