In un panorama in cui il corpo è spesso ridotto a superficie da correggere e il fitness continua a promettere risultati rapidi e standardizzati, esistono visioni che scelgono consapevolmente di rallentare, approfondire e andare in direzione opposta. Visioni che non cercano l’approvazione immediata, ma costruiscono senso, struttura e continuità.
È il caso di Elena Giordani, preparatrice atletico-sportiva, imprenditrice e fondatrice di X-FIT Academy, un progetto che nasce da un vissuto personale attraversato dal limite e trasformato in metodo. Un percorso che non si limita ad allenare il corpo, ma lavora sull’identità, sulla consapevolezza e sulla responsabilità individuale, rivolgendosi in particolare alle donne over 40, spesso dimenticate da un certo immaginario del benessere.
Abbiamo dialogato con lei per comprendere cosa significhi oggi parlare di trasformazione in modo adulto, sostenibile e definitivo.
Intervista ad Elena Giordani

“Si cambia dentro per cambiare fuori” è il cuore della tua filosofia. In un mondo del fitness che promette risultati immediati, quanto è stato controcorrente – anche a livello imprenditoriale – costruire un metodo che mette la mente e l’identità prima del corpo?
È stato profondamente controcorrente, e lo è tuttora. Quando ho iniziato, sapevo che non stavo scegliendo la strada più semplice né la più commerciale. Il mondo del fitness è ancora fortemente ancorato a promesse rapide, trasformazioni lampo, immagini aspirazionali che funzionano sul breve periodo ma che, nella realtà, lasciano le persone esattamente dove erano prima, se non più frustrate.
Io ho scelto consapevolmente di fare un’altra cosa: rimettere al centro l’identità della donna. Non il corpo come problema da risolvere, ma la donna come soggetto che deve tornare a scegliersi. Il risultato estetico arriva, ed è anche importante, ma arriva come conseguenza naturale di una trasformazione più profonda. Quando una donna cambia il modo in cui si parla, il modo in cui si tratta, il modo in cui prende decisioni per sé, quel cambiamento diventa stabile, definitivo.
Dal punto di vista imprenditoriale non è stato semplice, perché parlare di consapevolezza richiede tempo, educazione, fiducia. È un messaggio scomodo, perché dice una verità che spesso non si vuole sentire: il problema non è il corpo, non è l’età, non sono gli ormoni, ma il rapporto che abbiamo con noi stesse. Ma oggi so che questa è la forza più grande dell’Academy: non promettere scorciatoie, ma offrire trasformazioni reali e durature.
La tua storia personale, dalla malattia affrontata a 19 anni alla maternità e alla scelta di lasciare una carriera aziendale strutturata, è parte integrante della X-FIT Academy. In che modo l’esperienza del limite ha plasmato il tuo modo di accompagnare oggi le donne?
La mia storia personale è la base di tutto, non perché voglia raccontare qualcosa di eccezionale, ma perché mi ha insegnato cosa significhi davvero prendersi cura di sé. A 19 anni mi sono trovata ad affrontare una malattia in un momento in cui mi sentivo forte, giovane, invincibile. È stato lì che ho compreso che il benessere non è mai scontato e che il nostro corpo non è qualcosa da usare o da correggere, ma una responsabilità personale.
Quell’esperienza ha cambiato completamente il mio sguardo: da atleta focalizzata sulla performance sono diventata una donna che vede il benessere come prevenzione, rispetto, consapevolezza. Poi è arrivata la maternità, e successivamente un lavoro aziendale che, per quanto strutturato e stimolante per molti, per me rappresentava un limite profondo rispetto ai miei valori e alla vita che desideravo.
Mettere insieme tutte queste esperienze mi ha fatto capire che alle donne non serve fare “di più”, ma avere qualcuno accanto che le aiuti a tenere insieme allenamento, alimentazione, emozioni, stress, tempo, vita reale. La X-FIT Academy è esattamente questo: il percorso che io avrei voluto avere nei momenti più complessi della mia vita.
Hai scelto di lavorare esclusivamente con le donne, in particolare over 40, creando una vera comunità che definisci “le inarrestabili”. Cosa ti ha insegnato l’ascolto quotidiano di queste donne sul rapporto femminile con il corpo e con il senso di colpa?
Mi ha insegnato che, superata una certa età, il rapporto con il corpo cambia radicalmente e non per una questione puramente estetica. Entrano in gioco la stanchezza, lo stress, i cambiamenti ormonali, ma soprattutto il peso di anni passati a mettersi in secondo piano. Molte donne arrivano da me dopo aver dedicato tutto a lavoro, famiglia, figli, sentendosi improvvisamente spente, scollegate, quasi estranee a sé stesse.
Il senso di colpa è un elemento centrale: colpa per non fare abbastanza, colpa per dedicarsi tempo, colpa per non riconoscersi più. Quello che ho capito è che non cercano l’ennesimo programma fitness, ma una guida. Qualcuno che le aiuti a fare ordine, a ritrovare fiducia, a parlarsi in modo diverso.
Il concetto di “inarrestabile” nasce proprio da qui: dal desiderio di creare una comunità di donne che smettano di sentirsi sbagliate, che non si percepiscano più sole e che possano finalmente riconnettersi alla propria forza vitale. Non è una questione di età, ma di identità.
X-FIT Academy integra allenamento, nutrizione, supporto emotivo e divulgazione scientifica. Perché oggi la consapevolezza è diventata uno strumento più potente della disciplina rigida?
Perché il controllo non funziona. Funziona sul breve periodo, poi crolla. Il fitness e l’alimentazione sono stati per anni vissuti come qualcosa di punitivo, restrittivo, basato su regole esterne e su un continuo senso di mancanza. Ma nessun cambiamento può reggere se nasce dalla costrizione.
La consapevolezza, invece, responsabilizza. Quando una donna capisce cosa sta facendo e perché lo fa, diventa protagonista del proprio percorso. Non esegue, sceglie. E questa è una differenza enorme.
Per questo ho voluto chiamarla Academy: perché il cuore del progetto è la divulgazione, l’educazione, la formazione continua. Le donne non vengono controllate, ma accompagnate a comprendere il proprio corpo, le proprie emozioni, i propri bisogni.
Quando il benessere diventa una scelta identitaria, non serve più la disciplina rigida: le scelte giuste arrivano in modo naturale, perché sono coerenti con la donna che si vuole essere.
Se dovessi lasciare un messaggio a una donna che oggi si sente stanca, spenta o disconnessa dal proprio corpo, quale sarebbe il primo passo per rimettersi al centro senza sensi di colpa?
Direi di cambiare radicalmente la domanda. Non chiedersi più “cosa devo fare di più?”, ma “che tipo di donna voglio essere?”.
Il cambiamento vero non è comportamentale, è identitario. Non nasce da una dieta o da un allenamento perfetto, ma dal modo in cui una donna inizia a vedersi e a parlarsi.
Ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere se comportarci come la donna che vogliamo diventare oppure no. Anche nei piccoli gesti, anche nelle imperfezioni. Il primo passo non è fare tutto bene, ma scegliere. Scegliersi, ogni giorno, senza sensi di colpa.
Ed è lì che il cambiamento diventa reale. E definitivo.



