Posted on: Gennaio 18, 2026 Posted by: Redazione Comments: 0

C’è un momento, raro e necessario, in cui la moda sceglie di abbassare il volume. Simon Cracker lo fa con SLOW – “In silenzio, ascolta”, Capitolo 1 della collezione Fall/Winter 2026–27: non una sfilata che cerca attenzione, ma un racconto che chiede tempo. Tempo per fermarsi, osservare, ascoltare davvero.

In un sistema sempre più veloce, frammentato e consumato in pochi scroll, Simon Cracker prende una direzione opposta. Qui la lentezza non è una posa, ma un atto politico. Un invito a contare fino a cento prima di parlare, prima di giudicare, prima di passare oltre. 

La collezione nasce da una riflessione sul corpo e sulle sue infinite possibilità. Dopo anni di silhouette protettive e fluide, il brand affronta il guardaroba maschile classico, lo prende come punto di partenza e lo mette in discussione. Il risultato è un linguaggio che si destruttura progressivamente, rimanendo fedele all’identità Simon Cracker: nessuna regola imposta, nessun genere definito, solo abiti che si adattano alle persone. 

Ogni dettaglio racconta qualcosa. Dai fili lasciati pendere alle orecchie stampate sui capi, nulla è decorativo, nulla è casuale. I vestiti diventano mezzi di comunicazione, strumenti per dire e che la moda non è solo estetica, ma dialogo. Ignorare ciò che c’è dietro una sfilata significa perdere il senso stesso del racconto. 

Simon Cracker parla anche di valore nel tempo. Di vintage, di capi senza data di scadenza, di stagioni che non determinano l’importanza di un abito. La passerella non è il fine, ma un passaggio. Il lavoro dei designer non si consuma in dieci minuti né vive esclusivamente sui social: è fatto di mesi di ricerca, tentativi, errori e intuizioni che chiedono attenzione reale, fisica, umana. 

In questo racconto non esiste un target. Esistono persone. Persone che camminano, scelgono, sentono. È a loro che Simon Cracker si rivolge, costruendo un rapporto che va oltre l’effetto “wow” immediato. Un legame fatto di ascolto, continuità e comprensione.

La sfilata si è svolta in un luogo che è più di uno spazio: Fondazione Sozzani, teatro naturale di un progetto che trova nell’ascolto il suo centro. Accanto al brand, una rete di realtà che condividono gli stessi valori: da Camera Nazionale della Moda Italiana a Camera Moda Fashion Trust, fino alle collaborazioni con Dr. Martens, Beautick, Linea Pelle e le nuove generazioni di creativi coinvolte attraverso la Scuola Moda di Cesena. 

Contare fino a cento.

Ascoltare.

E andare avanti, insieme, oltre lo show.

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