È una nuova era. Ti svegli. Manifesti abbondanza. Accendi un bastoncino di palo santo, inspiri, espiri. La luna ti osserva — o forse sei tu a guardarla. Sono le 11:11, esprimi un desiderio. Benvenuti nel New Age secondo Lessico Familiare.
Non una collezione, ma un linguaggio. Non una tendenza, ma un cortocircuito culturale che mescola spiritualità metropolitana, memoria, ironia e moda, in un racconto visivo e concettuale che parla la lingua del presente. Quello fluido, stratificato, contraddittorio. Proprio come noi.
Un’estetica che nasce dal passato e guarda dritto al futuro
“New Age” è il risultato di tutte le tracce lasciate nel tempo da lessico familiare: abiti ovattati come bozzoli, silhouette cocoon, preziosi slip dress, outerwear vissuto, stratificazioni di citazioni, fiocchi delicati e animali talismanici.
Nessun dogma, nessuna nostalgia: solo segni precisi impressi su un terreno fertile ma instabile, dove il vocabolario della moda muta, si contamina, si rigenera.
Il riferimento è chiaro ma mai didascalico: lo spiritualismo urbano di fine Novecento, quello cantato da Madonna in Ray of Light, viene assorbito e rielaborato in una grammatica nuova, volutamente ambigua.
È l’Era dell’Acquario, ma con una Stanley Cup in mano. È Orlando Bloom che viaggia tra i chakra, con tracce di Dubai Chocolate sulle mani di Rousseau.
“You can be a spiritual person and like to go shopping at Prada.” – Madonna
Dal concetto di upcycling al ready-made emotivo
Qui l’upcycling lascia spazio al ready-made: nulla viene smontato, tutto viene preservato, decontestualizzato, trasformato.
Grembiuli e colletti di camicia diventano top, zerbini mini dress, paralumi gonne. Le proporzioni si affinano, i cappotti diventano manifesto, i capi bidimensionali dialogano con volumi inattesi.
In sottofondo suona The Power of Goodbye, mentre i pezzi del passato cambiano pelle e diventano nuovi déjà-vu. Le spose delle collezioni precedenti si “divorziano” e reclamano il loro spazio: top popcorn, fiori tie-dye, caftani patchwork, pantaloni balloon damascati, paillettes, stampe scheletriche.
Il risultato? Volutamente spiazzante. Irresistibilmente attuale.
Gli animali – bussola simbolica della collezione – compaiono su strascichi e tiare, accompagnati da amuleti e talismani avvolti nello spago. Perché anche la moda, a volte, ha bisogno di un rito.
Dove nasce una nuova era?
A scuola.
Non a caso, Lessico Familiare di Natalia Ginzburg – pilastro della formazione italiana – diventa il punto di partenza concettuale. Portarlo dentro una scuola di moda non è solo una scelta estetica, ma un atto culturale.
La nuova sede dell’Istituto Marangoni Milano, a Palazzo Turati in via Meravigli 7, non è una semplice location: è un locus simbolico, un luogo dove l’educazione diventa rivoluzione creativa.
Sotto le volte del cortile aperto sulla città, nascono le nuove ere. Sempre al tramonto. Nell’ultimo raggio di luce.









